29 aprile 2017
Aggiornato 07:00
Arte & Spettacoli

Rinasce il teatro storico di Camogli

Inaugurato nel 1876, chiuso per 40 lunghi anni, torna in vita con una stagione internazionale di musica, circo contemporaneo, teatro, danza e arte.

CAMOGLI - Quattro anni di restauri hanno riportato al suo splendore il Teatro Sociale di Camogli, storico borgo marinaro e celebre località turistica nel Levante genovese, e il 23 dicembre 2016 il palcoscenico ha ripreso vita dopo quasi 40 anni di silenzio, con la bacchetta genovese Fabio Luisi che ha diretto i giovani dell'Accademia della Scala nell'Oratorio di Natale di Bach. Quello di Camogli è il classico teatro all'italiana con la tipica struttura a ferro di cavallo, e con 497 posti, di cui 186 in platea e il resto nei palchi, che fu realizzato su progetto dell'architetto Salvatore Bruno.

Un po' di storia.
La rinascita si deve alla passione e all'impegno profusi dalla Fondazione Teatro Sociale e dal suo presidente Silvio Ferrari: «Nel 1874 una cinquantina di famiglie, forse 55, decidono di imitare quello che era accaduto a Sanpierdarena che allora era un comune autonomo. Lì, addirittura in modo straordinario, dodici anni prima avevano intitolato a Gustavo Modena, il grande attore ancora vivo, il nuovo teatro lirico. Una dozzina d'anni dopo, i camogliesi avevano talmente tanti mezzi (si sono arricchiti soprattutto con la guerra di Crimea) che decidono come hanno fatto con l'ospedale, con la nuova sede del Comune e con l'asilo infantile, di costruirsi obbiettivamente una vera cattedrale laica. E in ragione della loro quota di partecipazione (la parola adoperata è 'carati' che è un tipico termine da navi) decidono di fare un teatro a palchi, quattro file di palchi, ogni fila 22 palchi e sono palchi nominativi. Aprono il teatro nel 1876 con la recita dell'Ernani di Giuseppe Verdi e poi resistono una trentina d'anni poi prevale nettamente l'attività cinematografica. Naturalmente si accorgono intorno alla metà degli anni Trenta che il cinema ha nettamente la meglio, allora pensano di restaurare interamente il teatro per garantire la compresenza di spettacoli tradizionali e cinematografici, e poi dopo la seconda guerra mondiale tentano più carte: quella delle prime cinematografiche, di qualche veglione, di qualche festa pubblica, cominciano a chiamare qualche personaggio della televisione, la mia generazione ricorda ad esempio Alighiero Noschese o il Quartetto Cetra. Poi obbiettivamente non si regge più e alla metà degli anni Settanta il teatro è di fatto chiuso».

Un lavoro di equipe e di alleanza.
Per riaprirlo è servita un'alleanza fra una parte dei proprietari e gli Enti pubblici, città metropolitana di Genova, Regione Liguria, e naturalmente i Comuni di Camogli e di Recco che hanno saputo mettere da parte le differenze politiche e la loro storica rivalità. Sono i soci della Fondazione che gestirà il teatro per un ventennio e che è riuscita a raccogliere per il restauro della struttura quasi sei milioni di euro di fondi pubblici e privati, come ad esempio quelli della Fondazione Carige e dell'armatore Andrea Cosulich, ma non solo.
«Mi è venuto in mente intorno al 2007 di proporre a 100 famiglie di Camogli di fare quello che avevano fatto i loro precursori, non con le stesse cifre perché non ne avrebbero avuto la possibilità, ma con una cifra poco più che simbolica ma non secondaria, 250 euro, più di cento famiglie si sono autotassate perché questa era una delle condizioni per diventare membri dell'assemblea della Fondazione" spiega ancora il presidente della Fondazione Teatro Sociale, Silvio Ferrari, sottolineando che "sono cifre che aiutano a comprendere come si sia allargato a dismisura il novero dell'interesse, per esempio non abbiamo chiesto quasi un soldo ai proprietari antichi che poi si sono autotassati per conto loro con una cifra simile a quella delle 100 famiglie nuove. Dico tutte queste cose per dare l'idea di un movimento, se non si crea un movimento questi teatri forse in una realtà provinciale non ce la possono fare.»