25 maggio 2017
Aggiornato 12:30
Maltrattamenti animali

La crudele uccisione del cane Angelo. L’On. Brambilla: «punire con maggiore severità»

Si terrà il processo ai quattro giovani che hanno seviziato e ucciso un cane randagio mansueto e conosciuto nel paese di Sangineto (Cosenza). Gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, ma così, secondo l’On. Brambilla «il ricorso al rito abbreviato ridurrà la pena, già tenue in rapporto alla gravità dei fatti»

Un cane di nome Angelo ucciso barbaramente (© Fossiant | shutterstock.com)

Seviziato e ucciso da un gruppo di quattro giovani. Così è finita la vita di Angelo, un cane randagio di Sangineto (Cosenza). Ora si darà il via al processo, ma cosa ne verrà fuori, visto anche che è stato chiesto il rito abbreviato?

Rendere giustizia a chi non ha voce
«Il delitto compiuto a Sangineto contro il cane Angelo, come una vera ‘pietra dello scandalo’, pone a tutti il problema della giustizia da rendere a chi non ha voce», così l’On. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli animali e dell’ambiente, rappresentata in aula dalla responsabile regionale dell’associazione, avv. Maria Silvia D’Alessandro, e assistita dall’avv. Claudia Ricci del Foro di Roma, che ha depositato la costituzione di parte civile, commenta la notizia dell’imminente apertura del processo.

Riduzione della pena?
Il rito abbreviato rischia di sminuire il fatto, secondo la deputata. «É positivo che il processo si faccia – aggiunge Brambilla – e che alle parti offese sia data almeno la possibilità di farsi valere. Resta l’amaro in bocca perché il ricorso al rito abbreviato ridurrà la pena, già tenue in rapporto alla gravità dei fatti, documentati dagli stessi autori con un video postato su Facebook». «Più si prendono in considerazione i casi concreti – prosegue – più emerge l’esigenza di punire con maggiore severità reati come l’uccisione di animali e il maltrattamento, specialmente quando sono accompagnati da crudeltà, efferatezza e compiacimento. Non solo è grave in sé l’insensibilità verso altri esseri viventi di cui danno prova gli autori di simili gesti, ma è ormai un dato scientificamente acquisito che la violenza sugli animali precede e prepara quella sugli esseri umani. Occorrono dunque pene detentive che non restino solo sulla carta, seguite da adeguati periodi di rieducazione attraverso il servizio sociale nei canili pubblici».

Applicare la legge basterà?
«Alla magistratura – precisa l’On. Brambilla – il compito di applicare la legge; a noi quello di sollecitare la giusta punizione per un inquietante mix di crudeltà e di esibizionismo che dovrebbe preoccupare innanzitutto le autorità locali e non solo chi da mesi tiene alta la bandiera della protesta. Contro ogni tentativo di minimizzare, contro ogni tentazione di dimenticare, noi siamo e saremo sempre in prima linea».