30 aprile 2017
Aggiornato 05:00
Viaggiare nel tempo

Sperimentata a Napoli la Macchina del Tempo: funziona

Dalla fantascienza alla realtà? Gli scienziati dell’Università Federico II di Napoli hanno sperimentato quella che può essere definita una macchina del tempo. Funziona con il grafene e, per ora, è piccolissima.

La macchina del tempo è in arrivo? (© Tschub | shutterstock.com)

NAPOLI – Viaggiare nel tempo, il sogno di molti e un tema che ha da sempre affascinato ed è stato più volte trattato in romanzi e film, catalogati come ‘fantascienza’ dato che fino a oggi la macchina del tempo è sempre è solo stata teorizzata, ma mai realmente costruita. Fino a oggi, si diceva, perché proprio un esperimento, riuscito, potrebbe cambiare le carte in tavola.

Viaggiare da un punto all’altro
Chi non ricorda film come ‘Ritorno al Futuro’, ‘La macchina del Tempo’ (The Time Machine) o la saga di Star Trek dove si poteva viaggiare da un punto all’altro con il Teletrasporto? Ebbene, un team di giovani fisici teorici dell’università partenopea hanno sperimentato come si possa effettivamente passare da un punto all’altro nel cosiddetto ‘spazio/tempo’ già teorizzato negli anni Trenta da Albert Einstein e con il suo allievo Nathan Rosen: era la teoria dei wormhole, quei cunicoli spaziotemporali di cui da tempo si cerca di confermarne sperimentalmente l’esistenza.

Il prototipo
Quello prodotto dagli scienziati italiani, di cui si riporta su ArXiv e che sarà pubblicato sull’International Journal of Modern Physics D, è un piccolo prototipo: così piccolo (meno di un millimetro) che si può osservare soltanto al microscopio elettronico, ed è composto di grafene. L’esperimento, che ha avuto successo, permette di sfruttare i wormhole per attraversare il tempo. Anche se nell’immediato il loro sfruttamento potrà rendere più potenti gli attuali dispositivi basati sulle nanotecnologie, l’idea di possibili futuri viaggi intergalattici si fa sempre più concreta.

Ora ce l’abbiamo
«Abbiamo realizzato il prototipo», dichiara il fisico Salvatore Capozziello, coordinatore del gruppo internazionale dell’Università Federico II di Napoli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e presidente delle Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (Sigrav). Per cui il primo passo è stato compiuto. «Il problema di partenza – sottolinea lo scienziato – era spiegare l’esistenza di strutture che, come i buchi neri, assorbono tutta l’energia di un sistema senza restituirla: in pratica ci si trovava di fronte a una violazione del principio di conservazione dell’energia».

Collegare gli universi paralleli
Sembra proprio di parlare di fantascienza, eppure, secondo gli scienziati, si fa strada l’ipotesi di collegare gli universi paralleli. Tutto ciò potrebbe essere possibile perché lo ‘spaziotempo’, ipotizzano i fisici, è ‘bucato’. «E’ un’ipotesi molto affascinante e futuristica – commenta Capozziello – che implica la possibilità di passare da una zona all’altra dello spaziotempo come di collegare fra loro universi paralleli».

La verifica
Dopo le di certo affascinanti ipotesi, resta lo scoglio di verificarle con gli esperimenti. «La nostra idea – racconta il fisico – è riuscire a simulare gli effetti gravitazionali a energie più basse e ci siamo chiesti se in questo modo sarebbe stato possibile riprodurre un wormhole in laboratorio». E, l’esperimento è stato fatto davvero, anche se in scala minuscola. «Spostandoci su dimensioni cosmiche – ipotizza Capozziello – potremmo considerare un osservatore che con la sua navetta si avvicina a un wormhole come un elemento capace di perturbare la struttura: in questo caso sarebbe possibile passare da una parte all’altra del cunicolo spaziotemporale, così come trasmettere segnali da una parte all’altra».

Trasmettere segnali in modo istantaneo
Anche se ormai c’è chi pontifica su viaggi nel tempo e chissà che altro, per ora le applicazioni concrete sono quelle che possono permettere, con i fogli di grafene, «di controllare correnti in entrata e in uscita». Con un prototipo riproducibile su scala industriale sarà così possibile produrre una struttura capace di «poter trasmettere segnali in modo estremamente preciso a livello di atomi. Il progetto – conclude lo scienziato – è in via di definizione con il gruppo di Francesco Tafuri, del dipartimento di Fisica della Federico II».