30 aprile 2017
Aggiornato 05:00
Il dolore che uccide

Impazzito dal dolore: spara all’uomo che investì e uccise sua moglie

Fabio Di Lello ha prima ucciso Italo D’Elisa, di 21 anni, che aveva investito la moglie e poi ha lasciato l’arma del delitto, una pistola semiautomatica, sulla tomba di lei. Il dramma a Vasto. La calibro 9 era regolarmente registrata

Omicidio a Vasto (© Joe Belanger | shutterstock.com)

Il primo luglio scorso Roberta Smargiassi, moglie di Fabio Di Lello, era morta in seguito a un incidente stradale. A provocarlo era stato Italo D’Elisa, di 21 anni, che ieri pomeriggio è stato ucciso a colpi di pistola dal Di Lello (35 anni) distrutto dal dolore, che l’avrebbe portato a compiere questo gesto estremo. Dopo il delitto, ha lasciato l’arma – una pistola semiautomatica – in una busta adagiata sulla tomba della moglie.

Lo scontro sui Social
Dopo l’incidente che causò la morte della giovane Roberta Smargiassi si era aperta una vicenda giudiziaria, a cui però è seguita una vera e propria battaglia a colpi di accuse sui Social network tra le due famiglie coinvolte. Per probabilmente cercare di portare i termini a livello di una discussione ‘civile’, lo scorso dicembre il legale di Italo D’Elisa, l’avvocato Pompeo Del Re, scriveva in un comunicato sul portale ‘zonalocale’ che il suo assistito non era «un pirata della strada», e di fatti «subito dopo il sinistro, pur essendo anch’egli ferito e gravemente scosso, non ha omesso soccorso, ma ha immediatamente allertato le autorità competenti e chiesto l’intervento del personale medico-sanitario». Oltre a ciò, l’avvocato faceva notare che «gli esami medici e ospedalieri avevano accertato che il medesimo non guidava in stato di ebbrezza, né con coscienza alterata dall’uso di sostanze stupefacenti». Per questo motivo, pur riconoscendo la drammaticità di quanto accaduto, l’avvocato sottolineava «come la dinamica del sinistro evidenzi una serie di fatalità non imputabili all’indagato». Per onor di cronaca, sullo stesso portale è poi stata pubblicata la replica per voce del legale Giovanni Cerella, avvocato della famiglia di Roberta Smargiassi.

Il dramma
L’omicidio si è consumato ieri pomeriggio. Stando alla ricostruzione dei fatti allo stato attuale, pare che il Di Lello abbia avvicinato il ragazzo all’uscita di un bar, il Drink Water, di Viale Perth a Vasto (provincia di Chieti). Poi avrebbe esploso quattro colpi di pistola, che hanno freddato il D’Elisa. Poco dopo aver compiuto il delitto, l’uomo si è costituito ai Carabinieri accompagnato dal suo avvocato. Ma prima avrebbe chiamato un amico per dirgli cosa aveva fatto e che si sarebbe recato sulla tomba della moglie per salutarla un’ultima volta.

Un delitto annunciato?
A quanto pare il delitto consumato ieri potrebbe in qualche modo essere stato annunciato. Lo era probabilmente per via della disperazione mostrata dal Di Lello, il quale per esempio, scriveva su Facebook: «La mia Roberta mi è stata rubata, rubata ai propri sogni, ai progetti di vita, rubata al suo desiderio di essere madre, rubata al mio amore, agli amici, al suo amore per la vita, al suo sorriso, ai suoi genitori a tutti noi». E poi, da un po’ di tempo, pare che andasse dicendo proprio al padre di Roberta che a «quello» gliel’avrebbe fatta pagare. E poi, la frase che da 7 mesi circolava senza sosta sul Social era: ‘Giustizia per Roberta’. Oggi, vi sarà l’autopsia sul corpo del giovane D’Elisa, che sarà eseguita dal medico legale Pietro Falco. Il titolare dell’inchiesta è il PM Gabriella De Lucia.