23 maggio 2017
Aggiornato 14:30
Società

Una famiglia su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. E al Sud è anche peggio. I dati Istat

Almeno la metà delle famiglie italiane vive con duemila euro al mese. Non si arresta la crescita del divario tra i ceti sociali più e meno abbienti. Al Sud si sta peggio

Sempre più famiglie povere in Italia (© Photographee.eu | shutterstock.com)

ROMA – I dati diffusi dall’Istat sulle condizioni economiche e sociali delle famiglie italiane dipingono un quadro piuttosto preoccupante. Una famiglia su quattro, pari a circa il 28,7% dei residenti in Italia, è a rischio povertà o esclusione sociale. Al Sud la situazione è anche peggio, con il rischio che interessa una persona su due, ovvero ben il 50%.

Stabile ma…
L’indagine Istat evidenzia come in realtà il dato sia «sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)». Questo risultato è indice di «un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a al 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% all’11,7%)». In mezzo a tutto ciò rimane invariata la percentuale di famiglie con pesanti problemi di sostentamento, attestata all’11,5%).

Al Sud la peggiore situazione
Mentre al Nord si registra un lieve calo, passando dal 17,9% al 17,4%, al Sud la situazione peggiora. Anche al Centro si registra un aumento, passando dal 22,1% al 24%. «I livelli di rischio povertà – si legge nel rapporto Istat – sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)».

Se potessi avere…
Una volta si cantava «se potessi avere mille lire al mese…», una cifra ritenuta molto alta all’epoca. Oggi, invece, sono molte le famiglie che vorrebbero poter contare su un’entrata mensile superiore ai 2.000 euro, per non dover faticare ad arrivare a fine mese. Ma, sempre secondo i dati Istat, sono invece la metà delle famiglie italiane che ha un reddito annuale netto che non supera i 24.190 euro, pari a 2.016 euro al mese. «Nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili)». Il valore è risultato «sostanzialmente stabile», rispetto allo scorso anno, interrompendo la caduta libera «in atto dal 2009, che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12% del potere d’acquisto delle famiglie».

Più figli, più problemi
A dover fare i conti con le difficoltà sono le famiglie numerose. Quelle formate da cinque o più componenti sono quelle che se la vedono peggio, e sono maggiormente a rischio povertà o esclusione sociale. I dati Istat rivelano che la percentuale è aumentata, passando dal 40,2% del 2014 al 43,7% del 2015. Le famiglie con tre o più figli passano dal 39,4% al 48,3%, mentre quelle con tre o più minori salgono dal 42,8% al 51,2%.

Milioni a rischio povertà
I dati Istat mostrano in sostanza che il rischio povertà investe 17.469.000 persone. L’elevato numero di indigenti fa allontanare ancora di più gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020, la quale prevede che entro tre anni l’Italia debba ridurre le persone a rischio sotto la soglia dei 12.882.000. Allo stato attuale la popolazione esposta al rischio risulta invece «superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto».

Famiglie ricche e povere, cresce il divario
Il 39,3% dei redditi totali in Italia è percepito dal 20% delle famiglie italiane più ricche, mentre il 20% più povero ne percepisce il 6,7%. In sostanza, il reddito delle famiglie più abbienti è 5,9 volte maggiore di quello delle famiglie appartenenti al primo quinto. Se in questi dati si inserisce ‘l’affitto figurativo’, il divario diminuisce facendo scendere a 4,9 volte il maggiore reddito delle famiglie più ricche rispetto alle più povere, ma la sostanza non cambia e la disuguaglianza è ancora troppa.