21 gennaio 2017
Aggiornato 16:00
Arte & Cultura

Biennale di Venezia 2017: incontro con la curatrice Cecilia Alemani

Solo tre nomi a rappresentare il nostro Paese «Il desiderio è quello di allinearsi a un lavoro un po' più internazionale, come quello degli altri padiglioni».

VENEZIA - Ovviamente è molto difficile giudicare prima di avere visto, ma per quanto riguarda il Padiglione italiano alla prossima Biennale d'arte di Venezia, curato da Cecilia Alemani, possiamo già registrare un cambiamento di approccio che appare, quanto meno, un interessante primo passo in avanti. Abbiamo incontrato la curatrice nella sua casa milanese.

«Quello che ho cercato di fare - ci ha spiegato - è intanto di guardare al lavoro degli altri padiglioni nazionali, che come quello dell'Italia sono presenti sia ai Giardini sia all'Arsenale e che però fanno un lavoro ben diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi anni nei padiglioni italiani. Il desiderio è quello di allinearsi a un lavoro un po' più internazionale, come quello degli altri padiglioni».

Tre nomi a rappresentare il nostro Paese.
I tre artisti selezionati da Cecilia Alemani sono Roberto Cuoghi, Giorgio Andreotta Calò e Adelita Husny-Bey, e la scelta di riduzione del numero - che trova ovviamente forza nella convinzione che nel Padiglione non si debba dare una fotografia complessiva di un movimento nazionale che in fondo in questi termini neppure esiste - nasce anche dalle indicazioni del ministero dei Beni e delle Attività culturali di Franceschini, a sua volta impegnato nella interessante sfida di ridare dinamismo alla cultura del Belpaese.
«Io ho scelto tre artisti - ha aggiunto la curatrice - perché in realtà lo spazio è davvero così grande che penso sia davvero difficile sceglierne soltanto uno come fanno tanti altri padiglioni nazionali. Quando il visitatore entra nel padiglione lo vivrà molto come tre grandi introspettive di questi artisti».

Un'evoluzione rispetto al passato, tanto nell'approccio, quanto nello spazio architettonico.
Diverso rispetto al recente passato anche il rapporto con lo spazio architettonico del Padiglione, che questa volta, ci assicura Alemani, non sarà imbrigliato da pesanti strutture di supporto temporanee, ma verrà offerto al lavoro degli artisti in tutta la sua complessità, rinnovando quella decisiva relazione tra l'esposizione e il luogo che la ospita che, in qualche modo, possiamo fare risalire a una mostra mitica come «When Attitudes Become Form» di Harald Szeemann a Berna nel 1969. E poi, naturalmente, l'idea di Cecilia Alemani è anche quella di portare novità non solo nell'approccio, ma anche nei lavori.

«Per me - ha concluso la curatrice - è stato importante invitare gli artisti nel contesto di Padiglione Italia a presentare intanto un lavoro nuovissimo e non più semplicemente a prendere a prestito opere precedenti. Poi a cercare di spingere la loro produzione perché fosse il lavoro più bello e, in un certo senso, più ambizioso della loro carriera. Ovviamente vedremo se sarà così».

Appuntamento dunque all'Arsenale di Venezia per il 13 maggio, giorno in cui la 57esima Biennale d'arte aprirà al pubblico di tutto il mondo.