25 febbraio 2017
Aggiornato 21:00
Disastri annunciati

Rigopiano, la guida alpina Iannetti aveva previsto tutto vent’anni fa. Ecco la verità

La guida alpina Pasquale Iannetti, come in un’oscura profezia aveva previsto il dramma che si è consumato a Farindola già vent’anni fa. Ma come spesso accade, non è stato ascoltato. E ora si contano 29 morti

Hotel Rigopiano travolto dalla slavina (© Vigli del Fuoco)

ROMA – Avevano previsto tutto, la tragedia dell’Hotel Rigopiano, a Farindola, era stata annunciato. Soltanto che era stato fatto ben vent’anni fa. Ecco quanto rivelato dalla guida alpina Pasquale Iannetti, dopo aver rivisto la relazione stilata il 18 marzo 1999 per la Commissione valanghe di Farindola, di cui faceva parte. A dare notizia è il quotidiano La Repubblica in un’intervista rilasciata dallo stesso Iannetti. Ecco come sono andate le cose.

Se si agiva per tempo
Il messaggio lanciato dalla guida alpina è chiaro: se si fosse agito, come suggerito diciotto anni fa, probabilmente si sarebbe evitata la tragedia che ha colpito l’Hotel Rigopiano il 18 gennaio scorso. La relazione stilata all’epoca dalla Commissione valanghe del Comune di Farindola, aveva evidenziato proprio il rischio valanghe – scosse di terremoto o meno – che minacciava la zona, anche laddove era stato costruito l’hotel. «Dopo un sopralluogo mi accorsi del rischio, e lo comunicai. Eppure è stato lo stesso autorizzato l’ampliamento dell’hotel, e ora siamo qui a piangere i morti», denuncia Pasquale Iannetti.

Sottovalutato
«E’ stato sottovalutato il rischio, nonostante il nostro parere – spiega Iannetti a La Repubblica – Il Comune di Farindola non avrebbe dovuto autorizzare l’ampliamento del vecchio albergo, o almeno avrebbe potuto dare la concessione per la costruzione del resort in un altro punto. Evidentemente, prevalsero altri interessi». Purtroppo accade che certi rischi siano sottovalutati, ma anche quanto accaduto con la slavina del 18 gennaio non era facilmente prevedibile – anche per via di una concomitanza di cose. «Abbiamo sempre pensato che il faggeto centenario che c’è sotto la sella del Monte Siella, da dove s’è staccata la slavina, avrebbe potuto frenare la massa nevosa – precisa Iannetti – Ma in quei giorni di gennaio è nevicato in modo così abbondante e così intenso, che la neve non ha fatto in tempo ad assestarsi. E le scosse di terremoto hanno fatto il resto».

Lui lo sapeva
Sono cinquant’anni che Iannetti va per montagne. E ora, a 68 anni, ha tutta l’esperienza per poter sapere che qualcosa poteva andare storto quel giorno. Non a caso, proprio alcuni giorni prima della tragedia del Rigopiano lui se n’era sceso a valle. «Mai avuto un incidente sui monti, ho sempre cercato di stare attento, di non spingere sull’acceleratore. Infatti la domenica precedente al mercoledì della valanga sono sceso a valle, perché sapevo che la grande nevicata avrebbe creato grossi problemi», spiega nell’intervista.

Niente più commissione
Quello che poi stupisce è che, nonostante non dovrebbe essere così, a Farindola dal 2005 non esiste più la Commissione valanghe. Lo stesso Iannetti ammette di non sapere il perché da quella data non è più stato rinnovato il consiglio, sebbene la legge preveda che tutti i comuni montani abbiano una Commissione valanghe. «Da tre anni la neve arriva abbondante, e anche in modo improvviso – sottolinea Iannetti – La cosa più grave, secondo me, è che la Commissione non è stata riunita nemmeno durante l’emergenza neve cominciata due settimane fa. Qualcuno dovrà spiegare perché l’ha ritenuta uno strumento inutile».

Evacuare
Vista la situazione critica, con l’abbondante nevicata e le imprevedibili scosse di terremoto, forse l’albergo avrebbe dovuto essere evacuato. Cosa che ritiene anche Iannetti, facendo notare che «la situazione dopo le prime nevicate era così grave che non si doveva permettere ai clienti di salire». Oggi però si piangono 29 morti.