26 febbraio 2017
Aggiornato 11:00
Cultura…. perduta

La Nuova Zelanda non esiste! Così la polizia del Kazakistan arresta una turista neozelandese appena scesa dall’aereo

La polizia di frontiera kazaka dà prova della propria cultura in geografia, arrestando una turista appena atterrata all’aeroporto con l’accusa di immigrazione clandestina poiché non possedeva un passaporto ‘regolare’, dato che era di un Paese che non esiste

La Nuova Zelanda non esiste, per la polizia del Kazakistan (© Victor Maschek | shutterstock.com)

Grottesca, si potrebbe definire l’avventura capitata a una ragazza neozelandese di 28 anni. Appena scesa dall’aereo all’aeroporto Alimatay nel Kazakistan si è vista arrestare perché non possedeva un passaporto ‘valido’, ma probabilmente contraffatto perché di un Paese che non esiste: la Nuova Zelanda.

Favorisca i documenti… ‘giusti’
Chloe Phillips, questo il nome della donna che si recava in Kakzakistan per studio e lavoro. Avrebbe dovuto restarvi per 6 mesi. Ma ha rischiato di passarli in carcere. Ma veniamo ai fatti, di cui dà notizia il New Zeland Herald. Secondo quanto riportato, nel momento in cui Chloe Phillips ha esibito il passaporto agli agenti della polizia di frontiere si è vista richiedere un passaporto australiano. Lei ha prontamente risposto di non possederlo, dato che era neozelandese e non australiana. Ma in tutta replica si è sentita dire che «la Nuova Zelanda è uno stato dell’Australia», per cui il passaporto doveva per forza essere australiano.

Come, scusi?
La ragazza deve essere rimasta con la mandibola a penzoloni, lo sguardo incredulo. Ha subito fatto presente che la Nuova Zelanda è uno stato a sé e non una zona dell’Australia. Inutili però tutti i tentativi di far ragionare i poliziotti: questi infatti l’hanno caricata di forza su un aereo per la Cina con l’intenzione di espellerla dal Paese. «Fortunatamente – racconta la ragazza – conoscevo qualcuno che poteva darmi una mano. In quei Paesi dipende tutto da chi conosci. E così mi hanno fatto scendere dall’aereo, ma a quel punto erano suonati molti campanelli d’allarme, e troppa gente era stata coinvolta».

Non esiste davvero!
Dopo essere stata portata in una stanza per gli interrogatori, alla ragazza è stata mostrata una cartina geografica, su cui lei doveva indicare dove si trovava questa fantomatica Nuova Zelanda. Soltanto che, per ironia della sorte, proprio su quella mappa di fattura economica il suo Paese non c’era! E così, la polizia insiste nel ritenere la prigioniera una bugiarda e ‘immigrata clandestina’. La situazione iniziava a divenire davvero surreale. «Sono stati coinvolti agenti in borghese, l’immigrazione, la sicurezza aeroportuale… – ricorda Chloe – e a quel punto era tardi per uscirne con una bustarella, che apparentemente era quello che avrei dovuto fare fin dall’inizio, ma essendo neozelandese non era qualcosa con cui ero familiare».

Tutto è bene…
L’odissea della ragazza è durata ancora un giorno e mezzo, fino a che, finalmente, è stata rilasciata. La libertà le è stata concessa grazie a un nuovo visto, senza tante cerimonie né scuse per l’accaduto né, tantomeno, aver ammesso la propria ignoranza in geografia. «Probabilmente – sottolinea con amarezza Chloe – le persone che conosco hanno pagato la gente ‘giusta’». Occhio, dunque, se dovete recarvi in Kazakistan (per qualche recondito motivo) portatevi appresso una cartina geografica completa: sia mai che l’Italia non esista.