30 settembre 2016
Aggiornato 20:30
Defilèe 3.0

La moda cambia. E le sfilate? Parola d'ordine: attirare l'attenzione

In piena Milano Fashion Week ci siamo chiesti come sia cambiata l'idea di bello e con essa il modo di interpretarlo e di proporlo a noi: il destinatario finale.

Tychemos, presentazione collezione S/S 2017 (© Camera della Moda Italiana)

MILANO – Ormai la moda è dappertutto, addirittura in qualche circostanza siamo noi a farla, lo show si svolge in strada ed è proprio da qui che passa la fashion revolution. La moda, per come l'abbiamo sempre intesa è morta? Forse quella tradizionale. In piena Milano Fashion Week, con l'intera città in fermento e con tutto il fashion system alle prese tra passerelle e presentazioni, ecco qualche riflessione.

Cambia il bello e cambia anche la moda
Si parte ancora dal mood board; quella sorta di collage, fatto di tessuti, foto, bozzetti e di qualsiasi elemento possa essere fonte di ispirazione, che serve al designer per visualizzare la propria idea ma da qui in poi sembra che molti cambiamenti siano in atto: le ultime collezioni bypassano l'idea di eleganza unitaria, statica e stereotipata. I creativi prima forse un po' frenati, ora sono accompagnati da una nuova generazione di manager che li incoraggia e li sostiene. Parola d'ordine: attirare l'attenzione e come? L'idea di bellezza assoluta non esiste più e con l'idea di bello cambia anche la moda.

Ritorno alle origini?
Eppur ci si deve muovere. Le sfilate e gli show rimangono un appuntamento fondamentale e centrale per chi si vuole raccontare e promuovere nel fashion system. Con l'avvento dei social network e della tecnologia la cassa di risonanza è notevolmente aumentata. Il racconto degli stilisti diventa alla portata di tutti o per così dire del cliente finale. Nulla di nuovo all'orizzonte, dicono gli esperti: lo stesso avveniva all'epoca dell'alta sartoria italiana e dei grandi cotourier francesi: la collezione veniva mostrata prima ai potenziali acquirenti e, solo successivamente, alla stampa. Quindi ritorno all'origine più che innovazione visto che, con il web e le dirette streaming, sono i potenziali consumatori i primi destinatari della moda.

Gli esperimenti di successo
Qualche esempio? C'è chi, avendo una giusta intuizione ha iniziato a trasformare i propri defilée in qualcosa di più dinamico e spettacolare. Karl Lagerfeld ad esempio ha portato la collezione cruise Chanel a Cuba, un evento con un risultato mediatico senza precedenti che ha toccato non solo il mondo della moda ma le questioni politiche e sociali dell'intero globo.
A New York poche settimane fa lo show di Tommy Hilfiger è stato uno spettacolo in grande, anzi grandissimo: aperto a tutti (2000 persone) con giostre, tattoo, hot dog, ciambelle, Gigi Hadid con la sua capsule collection, negozi reali e virtuali in cui acquistare in tempo reale tutto quello che si è visto in sfilata. Anche i fotografi, normalmente addetti ai lavori poco visibili, hanno fatto il loro piccolo show omaggiando un'icona della fotografia come Bill Cunningham, indossando la giacca blu da operaio che il grande fotografo non si toglieva mai.
E' invece di un non addetto ai lavori l'idea di un grande evento en plein air, addirittura al Madison Square Garden: Kanye West ha attirato su di se gli occhi di tutto il mondo con l'installazione dell'artista Vanessa Garden, il suo nuovo album come colonna sonora e la presentazione della sua nuova collezione.