25 febbraio 2017
Aggiornato 21:30
Degustazioni

A Milano i Tre Bicchieri del Gambero Rosso

Milano ha ospitato pochi giorni fa la degustazione di alcuni vini premiati con il massimo punteggio della Guida ai Vini d'Italia del Gambero Rosso, i famigerati Tre Bicchieri. Tra alti e bassi una degustazione che ha abbracciato da nord a sud tutta la penisola

MILANO – Arome concept store ha accolto la scorsa settimana un folto pubblico di produttori ed appassionati che si sono accalcati per degustare una selezione di vini premiati dalla Guida ai Vini d'Italia 2015 del Gambero Rosso. Una location vagamente post-industriale dove comunque è stato possibile assaggiare in condizioni abbastanza buone, riuscendo anche a scambiare qualche chiacchiera con i produttori presenti. Ben più difficili ad esempio le condizioni durante la medesima iniziativa riservata ai vini selezionati dalla Guida Slow Wine.

IMPRESSIONI GENERALI – E' sempre difficile trarre una considerazione globale da una degustazione variegata e che in questo caso comprendeva una selezione di 114 vini su un totale di 423 triplamente bicchierati. Le differenze con l'assaggio dei vini scelti da Slow Wine ci sono, eccome! Gambero Rosso prosegue nel solco della sua tradizione, e privilegia vini colorati, potenti e tendenzialmente moderni. Con le dovute eccezioni che vedremo nelle note di degustazione che seguono. Più spregiudicata e aperta la batteria dei vini Slow, che a sua volta cerca l'equilibrio andando a scovare i vini modernisti che presentano più carattere. Un gioco delle differenze che a tratti si fa intrigante.

LA DEGUSTAZIONE – Per ragioni di lunghezza dividiamo la degustazione in vari capitoli, iniziando qui con i vini spumanti e con quelli di Piemonte, Alto Adige e Trentino.

Barone Pizzini, Franciacorta Brut Nature 2010. Semplicemente le migliori bollicine della serata. Naso crudo ed essenziale, cui segue un frutto maturo. Acidità e freschezza per un finale vivo. Perlage fino e sapidità che allunga la beva. 17/20

Castello Bonomi, Franciacorta Extra Brut Lucrezia Et. Nera 2004. Un blanc de noirs dal naso dolce, forse una maturazione in legno. La bolla è fine e conduce ad un palato secco e speziato che vorrei più elegante. 15/20

Guido Berlucchi, Franciacorta Satèn Palazzo Lana 2006. Morbido ed evoluto. Aromi di pesca gialla, cipria e una discreta mineralità. Molto salato e di lunga persistenza. 14,5/20

Castello di Cicognola, Brut More 2010. Prodotto nell'Oltrepo Pavese, ha un naso neutro ed è improntato su una estrema freschezza. E' semplice, anche troppo, e la sua struttura non riesce a dargli la spinta necessaria. 13,5/20

F.lli Giorgi, Oltrepo Pavese Pinot Nero Brut Cl. 1870 2010. Floreale, semplice e gradevole. Forse non ha una grande finezza, ma è ben fatto senza esagerare in inutili orpelli. 14,5/20

Monsupello, Brut cl. Nature. Naso di formaggio fresco, fiori e note minerali, leggermente velato da una poco gradevole nota di cipria. Molto sapido e lungo anche se la bolla non è particolarmente elegante. 15/20

Il Mosnel, Franciacorta Extra Brut EBB 2009. Naso difficile, ridotto e impressione di eccesso di solforosa. Migliora leggermente restando nel bicchiere. Evoluto e tropicale. Impressione di un vino da bere senza attendere per evitare probabili ossidazioni. 12,5/20

Cantina Terlano, Alto Adige Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2011. Il miglior pinot bianco d'Italia? Eccolo qui. Molto giovane, fine, odora di fiori bianchi e mandorla. Sornione, deve ancora trovare il suo equilibrio al palato. Lasciate che il tempo compia il suo dovere e allora sarà davvero grande. 17,5/20

Cantina Terlano, Alto Adige Terlano Nova Domus Ris. 2011. Ancora un vino di Terlano, ma per certi versi opposto al precedente. Vinificato in legno, è salmastro e potente. Non è il mio ideale di vino, ma è fatto bene. 14/20

Cantina di Caldaro, Alto Adige Lago di Caldaro Scelto Cl. Sup. Pfarrhof 2013. Uno dei vini più buoni della serata. Leggiadro e concentrato al tempo stesso. Molti fiori, rosa in particolare. Poi fragola. Semplice e complesso, riesce ad essere versatile senza rinunciare alla complessità. 17/20

Tenuta San Leonardo, San Leonardo 2008. Un classico dell'enologia italiana. Si riconosce la nota erbacea e floreale del cru. Poi cuoio, spezie e odore di sassi. Gradevole, forse non è la versione più memorabile di San Leonardo. Ha il pregio di non insistere nella concentrazione, restando elegante. 16,5/20

De Vescovi Ulzbach, Teroldego Rotaliano Virgilius 2012. Gran fruttone, largo, fumé e speziato. Moderno nell'uso intelligente del legno, esemplare, fresco e carnoso. Bel finale. 17/20

Cascina Fontana, Barolo 2010. Leggermente evoluto il colore. Naso complicato: smalto, vernice, pelliccia. Risaltano i toni duri del nebbiolo. Bocca più setosa dove poi esce ancora la parte tannica. Da attendere. 16/20

Elvio Cogno, Barolo Bricco Pernice 2009. Versione leggera ed evoluta al naso, mentre il palato è ancora rigido per la presenza di tannini. Speziato e minerale, ha tutto per evolvere bene. 16,5/20

Giuseppe Cortese, Barbaresco Rabajà 2011. Un po' moderno e un po' tradizionale. L'impressione è di un buon vino anche se più costruito che spontaneo. Rischia di piacere a molti e non è un difetto. 15/20

Poderi Luigi Einaudi, Barolo Cannubi 2010. Uno dei miei vini "top" della serata. Gran bel naso, complesso, tra liquirizia, erbe e minerale. Profondo e succoso, rivela aromi di goudron (asfalto) e rosa al palato. Ha una lunga vita davanti. 18,5/20

Sono stati assaggiati anche Conte Vistarino Oltrepo Pavese Pinot Nero Brut 1865 2008, Ferrari Trento Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2004, Bricco Maiolica Nebbiolo d'Alba Cumot 2011 e Luigi Tacchino Dolcetto di Ovada Sup. Du Riva 2011.